Può essere considerato tatuaggio qualsiasi trattamento che provvede in generale all’introduzione nella cute sostanze coloranti, ed è considerato tatuaggio anche il prodotto di questo trattamento, cui ne risulta una colorazione ottica dello strato più superficiale della pelle.
Alla luce di questa considerazione la tricopigmentazione può essere pensata come un “tatuaggio per capelli” e se tuttavia vi sono analogie con il tattoo classico, è bene ricordare soprattutto le differenze, utili a chi vorrebbe sottoporsi ad un trattamento di tricopigmentazione del cuoio capelluto. La tricopigmentazione è al contempo una delle specialità di micropigmentazione, termine generico che indica una tecnica di pigmentazione della cute che ne migliora l’estetica introducendo dei pigmenti.Tatuaggio per capelli e differenze con tricopigmentazione
Il tatuaggio classico o decorativo è una tecnica puramente artistica che crea illustrazioni sul corpo con differenti stili, ma quasi sempre utilizzando inchiostri di tipo non bioriassorbibile, che permangono nella pelle per tutta la vita. La tricopigmentazione è una tecnica che prevede l’introduzione di pigmenti in genere bioriassorbibili, detta quindi tricopigmentazione semipermanente, che ha lo scopo estetico di ricreare la presenza del capello sul cuoio capelluto, simulando otticamente un effetto rasato o un infoltimento di capelli.

Le analogie

Entrambe le tecniche prevedono l’introduzione nello strato dermico della cute, al di sotto dell’epidermide, di pigmenti atossici con differenti colorazioni e composizioni. Il pigmento viene inoculato attraverso un ago metallico sterile da un professionista qualificato, figura con una formazione riconosciuta per quella specifica tipologia di trattamento.

Le differenze

E’ fondamentale comprendere che il tricopigmentista ed il tatuatore classico sono due figure nettamente distinte. Ciò che differenzia le due figure sono le competenze, la strumentazione, le tecniche di applicazione dei pigmenti.
Il tecnico tricopigmentista viene formato esclusivamente per riprodurre sul cuoio capelluto dei punti di colore che dovranno simulare realisticamente dei capelli o infoltire i capelli esistenti in presenza di medio/scarso diradamento. Non è necessario che possieda conoscenza delle tecniche di tatuaggio classico, ma è fondamentale che sia competente sulle problematiche legate alle calvizie e alle dinamiche del cuoio capelluto.
La strumentazione utilizzata dal tricopigmentista è differente dalla macchina per tatuaggio: si tratta di un dermografo appositamente studiato per il cuoio capelluto. Rispetto a quello da tatuaggio decorativo l’ago è più sottile, penetra in uno strato più superficiale del derma e rilascia una quantità controllata di pigmento. Il “disegno” deve risultare micro-preciso e mantenere le sue caratteristiche inalterate nel tempo onde evitare viraggi di colore e allargamento dei puntini.
Anche la tecnica di applicazione è appositamente studiata per la tricopigmentazione: movimenti particolari dell’ago e specifici reticolati di puntini diversi per ogni caso trattato, riescono ad ottenere risultati estremamente realistici e duraturi nel tempo. Le tecniche del tatuatore classico non sono adeguate a creare questi effetti, infatti nei casi in cui ciò accade si incorre in disastri estetici difficili da risolvere o a cui non si tornare completamente allo stato originale.

Chi sceglie la tricopigmentazione come soluzione per la propria calvizia, diradamenti e cicatrici dello scalpo, deve tenere presente il rischio di affidarsi ad operatori non qualificati, al fine di non ottenere l’effetto opposto: viraggio delle colorazioni, pigmentazione sgradevole, allargamento dei puntini con la formazione di macchie di colore.Per le differenze sopra descritte, risulta quindi fondamentale, prima di sottoporsi a tricopigmentazione, verificare che l’operatore possieda una qualifica certificata come tricopigmentista e non come tatuatore generico, tantomeno come operatore di trucco permanente o estetista.